Comune di Siliqua

Comune

C’è un filo sottile che attraversa millenni e tiene insieme il territorio.

Siliqua affonda le radici nel Neolitico, quando le prime comunità scavarono le domus de janas e alzarono i menhir verso il cielo. Nell’età del Bronzo fiorì la civiltà nuragica, poi i Cartaginesi la scelsero come punto strategico contro le tribù dell’interno.

Con i Romani arrivarono strade, ponti e l’acquedotto che portava l’acqua del Sulcis fino a Cagliari. In epoca bizantina, Siliqua continuò a vegliare sulla valle del Cixerri. Poi venne il Medioevo e il Castello di Acquafredda: una fortezza pisana che dominava il paesaggio, contesa tra regni e signorie.

Nei secoli successivi, Siliqua attraversò riforme, conflitti, la fine del feudalesimo. L’Ottocento portò brigantaggio e opere pubbliche. Il Novecento segnò la comunità con due guerre mondiali, il fascismo e l’unico bombardamento nel ’43. Poi la rinascita. Oggi Siliqua custodisce tutto questo: nel paesaggio archeologico, nelle pietre del castello, nelle storie che si tramandano.

L’ambiente naturale

Siliqua vive da sempre in simbiosi con la natura. Già nell’Ottocento si raccontava di boschi fitti, selvaggina abbondante, corsi d’acqua pieni di anguille e trote. Al centro di tutto scorre il fiume Cixerri, che per secoli ha dato vita e talvolta l’ha tolta, con inondazioni rovinose.

Dopo le bonifiche degli anni Ottanta, il vecchio ramo del fiume — s’arriu de s’areni — è diventato un ambiente intatto dove frassini, pioppi e salici accolgono tartarughe d’acqua, aironi, garzette, martin pescatori e falchi di palude.
Intorno al paese sopravvivono frammenti preziosi di foresta planiziaria: il bosco di Serra Masì con frassini maestosi, le leccete e sugherete che si alternano agli eucalipteti, dove la vegetazione autoctona sta piano piano riprendendosi i suoi spazi.

Un itinerario nel paesaggio

Da Siliqua parte un viaggio nel cuore del Sulcis. Si comincia dai vigneti familiari di Is bingias, si sale verso le colline di San Giacomo, punteggiate da perastri, olivastri secolari e lentischi imponenti.

Verso est si arriva a Zinnigas, terra di orti e agrumeti, conosciuta per la sorgente di acqua minerale e per i sentieri che portano ai boschi di Nanni Lai e Narbonis, fino al Monte Orri. Più a sud, tra gole e torrenti, vecchie case padronali segnano l’ingresso nel regno del cervo sardo, dove le leccete si mescolano alle tracce delle antiche carbonaie.

Il percorso continua verso le grandi foreste di Monte Arcosu e Gutturu Mannu, le cascate di Su spistiddadroxiu, le cime granitiche di Is Caravius e Lattias. La piana del Cixerri si apre dominata dal domo lavico di Acquafredda, oggi monumento naturale.

Si torna al paese passando per il colle di Santa Margherita, le chiese di San Giorgio e Sant’Anna, il Montegranatico restaurato e le antiche case in lardiri, ultime testimoni della civiltà contadina siliquese.

Potrebbe interessarti anche…

Sei un’attività o una pro loco del territorio?

Se hai un’attività o fai parte di una pro loco del territorio dell’Unione dei Comuni di Monte Idda e Fanaris e vuoi far parte di questa rete, contattaci. Vogliamo dare visibilità a chi lavora qui e offrire ai visitatori punti di riferimento chiari e affidabili.

Richiedi l’inserimento