Architettura e monumenti
Un viaggio attraverso duemila anni di storia, dalle vasche romane al battistero paleocristiano, fino alla devozione mariana.
Alle porte di Vallermosa, la Chiesa di Santa Maria di Paradiso sorge su un luogo che l’uomo ha considerato sacro per quasi duemila anni.
Sotto le fondamenta di questa chiesa campestre si celano i resti di un impianto termale romano, trasformato in luogo di culto cristiano già nel IV secolo. Un sito unico, dove archeologia, storia e fede si intrecciano in modo straordinario. Qui, dove un tempo i romani cercavano il benessere del corpo nelle acque calde delle terme, i primi cristiani trovarono un luogo per purificare l’anima. E ancora oggi, ogni anno, la comunità di Vallermosa si riunisce per celebrare la Vergine, rinnovando una tradizione che attraversa i secoli.
Le Terme Romane: un impianto di epoca imperiale
La struttura termale fu costruita presumibilmente tra il II e il III secolo dopo Cristo, come parte di una villa romana. La tecnica costruttiva è quella tipica dell’età imperiale, l’opus vittatum mixtum, caratterizzata dall’alternanza di file di mattoni e tufelli. Si ritiene che in origine gli ambienti fossero coperti da volte a botte.
Il complesso era alimentato dall’acqua di un pozzo vicino, attraverso un sistema idraulico ancora oggi ben conservato, dotato di scarichi in tubi di terracotta. Gli scavi, avviati negli anni Sessanta del Novecento dall’ecclesiastico locale Antonino Figus e ripresi nel 2000 da un gruppo di archeologi, hanno portato alla luce diversi ambienti: l’apodyterium, il locale d’ingresso dove ci si spogliava; il frigidarium, dotato di due vasche per i bagni freddi; e i basamenti del calidarium, la zona destinata ai bagni caldi, con l’intercapedine per il passaggio dell’aria calda e l’imboccatura del forno per il riscaldamento.
La trasformazione in luogo di culto cristiano
A partire dal IV secolo, le terme vennero abbandonate e gradualmente trasformate in luogo di culto cristiano. Gli scavi più recenti hanno riportato alla luce una scoperta significativa: un battistero a forma di conchiglia, provvisto di gradino per agevolare l’immersione dei battezzandi. Una testimonianza preziosa della diffusione del cristianesimo in questa zona della Sardegna.
Nel 1089, il Giudice di Càlari Costantino Salusio II donò la chiesa ai monaci Vittorini di Marsiglia, che la curarono fino all’abbandono attorno al 1180. L’edificio cadde più volte in rovina e fu ricostruito altrettante volte, fino alla riedificazione seicentesca durante la dominazione spagnola, quando venne dedicato a Nostra Signora di Monserrato.
L’architettura della chiesa attuale
La facciata si presenta semplice, con terminale piatto. Al centro si apre un portale incorniciato, preceduto da due gradini e sormontato da una nicchia lunettata che ospita una piccola statua della Vergine. Un particolare oculo vetrato illumina la parte alta del prospetto.
L’interno, essenziale e raccolto, è costituito da un’aula a navata unica. Finestre laterali illuminano lo spazio, dove nicchie ospitano statue devozionali. Nell’area presbiteriale, leggermente rialzata, l’altare è coronato da una nicchia che custodisce l’antica e veneratissima statua della Vergine con Bambino.
La festa di Santa Maria
Ogni anno, l’8 settembre, Vallermosa celebra la festa di Santa Maria con un rituale che coinvolge tutto il paese. Il giorno precedente, il simulacro della Vergine viene portato in processione dalla chiesa parrocchiale fino alla sua chiesa campestre. Dopo le cerimonie religiose, la statua rientra in paese con la processione inversa, e il giorno successivo sfila per le vie dell’abitato.
Informazioni per la visita
Orari: Per visite contattare il Comune di Vallermosa. Le terme romane adiacenti alla Chiesa campestre di Santa Maria sono accessibili e liberamente visitabili.
Periodo consigliato: 8 settembre, durante la festa di Santa Maria.
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